RHC 2014;5(Suppl 1)3-3.html

Reviews in Health Care 2014; 5(Suppl 1): 3-3

Editorial

L’infezione cronica da HBV: due aspetti da non sottovalutare

Chronic HBV infection: two issues should not be underestimated

Ombretta Bandi 1

1 Editor, SEEd Medical Publishers

Corresponding author

Ombretta Bandi

o.bandi@edizioniseed.it

Disclosure

Il presente supplemento è stato realizzato con il supporto di Gilead Sciences.

 

L’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) è un problema sanitario che interessa circa 350 milioni di individui nel mondo. Negli ultimi anni si è assistito a significativi sviluppi nella terapia antivirale, con l’introduzione di nuovi farmaci caratterizzati da elevata efficacia ed elevata barriera genetica. Tuttavia, gli aspetti legati alla trasmissione, alla diagnosi e al trattamento da tenere in considerazione nel management del paziente con HBV sono molteplici ed è importante che il clinico sappia riconoscere e gestire correttamente tutte le diverse categorie di pazienti.

Nel presente supplemento si è voluto mettere in evidenza due problematiche legate all’infezione da HBV: la gestione del virus in gravidanza e il riconoscimento e la gestione dell’ipofosfatemia in corso di trattamento con analoghi nucleotidici.

In particolare, la prima review, a cura della dott.ssa Maria Vinci e del dott. Giovanni Perricone della S.C. di Epatologia e Gastroenterologia dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, ha illustrato i diversi aspetti che riguardano la madre e il feto nel caso di infezione da HBV in gravidanza, puntando l’attenzione sugli effetti di HBV sulla salute materna e fetale, sugli effetti della gravidanza sul decorso dell’infezione, sul trattamento dell’HBV durante la gravidanza e sulla prevenzione della trasmissione perinatale. È stato inoltre proposto un algoritmo con le procedure raccomandate per l’identificazione e il monitoraggio delle gravide HBsAg positive, al fine di permettere un corretto inquadramento della malattia epatica, il trattamento delle donne con malattia epatica/cirrosi attiva e l’implementazione di strategie di prevenzione della trasmissione materno-fetale con l’utilizzo di analoghi nucleos(t)idici.

La review del prof. Pietro Andreone e del dott. Giovanni Vitale del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, invece, ha presentato una panoramica sull’omeostasi del fosforo e sulle indicazioni per diagnosi e trattamento dell’ipofosfatemia per poi affrontare nello specifico il legame tra analoghi nucleotidici, insufficienza renale e carenza di fosforo al fine di agevolare il riconoscimento di ipofosfatemia indotta da farmaci e differenziarla da quella dovuta ad altre cause. Onde evitare una precoce ed erronea sospensione della terapia con analoghi nucleotidici, infatti, è raccomandato un attento monitoraggio della funzione renale e una corretta diagnosi differenziale per individuare al reale causa determinante l’ipofosfatemia.

Buona lettura!

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